Da Luglio 2014 l’imposta sulle rendite finanziarie è salita dal 20% al 26%, con lìeccezione di quelle derivanti dalla compravendita dei titoli di stato, le quali continuano ad essere assoggettate a un’aliquota agevolata del 12,50%. Risulta essere solo l’ultima riforma di una fase di riordino del sistema di tassazione delle rendite finanziarie, che ha razionalizzato la normativa, evitando il più possibile differenze di trattamento tra le varie forme di investimento finanziario.

Prima di vedere come si tassano le obbligazioni, dobbiamo spiegare cosa intendiamo per rendita o rendimento di un bond.

Un titolo obbligazionario stacca periodicamente una cedola al possessore, ovvero un tasso di interesse. Queste cedole, in teoria, potranno a loro volta essere reinvestite lungo la durata del prestito obbligazionario e produrre ulteriori frutti in favore dell’obbligazionista. Inoltre, chi compra un bond, guadagna anche dall’eventuale differenza tra il maggiore prezzo di rimborso o di rivendita del titolo e quello di acquisto o di emissione.

Ad esempio, se compro a 95 un’obbligazione che mi sarà rimborsata alla scadenza a 100, quel 5 di differenza si somma alla cedola annualizzata e forma il rendimento complessivo del mio investimento. Ebbene, il Fisco tassa al 26% proprio questo, ovvero la cedola o interesse e la differenza di prezzo di rivendita o di rimborso e quello di acquisto o emissione.

Vediamo cosa succede se l’obbligazione viene acquistata a un prezzo superiore a quello a cui si è riusciti a rivenderla sul mercato secondario o a quello al quale verrà rimborsata alla scadenza. Il Fisco tasserà quella differenza ugualmente al 26%. Esempio, compro a 105 un titolo che mi sarà rimborsato a 100. Il valore netto di rimborso sarà 100 – 1,30 (0,26 x 5) = 98,70. In ogni caso, quindi, sarà applicata l’aliquota, in modo da evitare che la tassazione gravi solamente sull’ultimo possessore del titolo.

Quanto sopra detto vale indipendentemente dalla durata residua dell’obbligazione. Tuttavia, così come vengono tassate le plusvalenze, il legislatore ha consentito all’obbligazionista di portare in deduzione le perdite subite, abbassando il valore dei guadagni futuri entro i quattro esercizi successivi. Le condizioni perché tale deduzione sia fiscalmente possibile sono che le operazioni afferiscano allo stesso nominativo e che siano dello stesso tipo.

Dicevamo che i rendimenti dei titoli di stato continuano ad essere assoggettati all’aliquota agevolata del 12,50%. Lo stesso vale per i titoli assimilati, come i Buoni fruttiferi postali. Si tratta del chiaro tentativo del legislatore di rendere allettante l’investimento in queste obbligazioni, le quali risulteranno così più remunerative, a parità di rendimento lordo offerto.