Con lo scoppio della crisi finanziaria nel 2009, molti risparmiatori hanno cercato di rifugiarsi in investimenti relativamente sicuri, preferendo spostare risorse dal mercato azionario a quello obbligazionario, ma facendo distinzione anche all’interno di questo tra bond più o meno sicuri. Vi presentiamo, quindi, le obbligazioni Bei, che non sono note al grande pubblico, anche se spesso offrono opportunità di investimento molto allettanti e con rischio emittente sostanzialmente pari allo zero.

Bei è una sigla che sta per Banca europea per gli investimenti e risulta essereè un istituto partecipato dagli stati dell’Unione Europea, per cui si configura come un ente pubblico sovranazionale. Per questo, le agenzie di rating assegnano al suo debito un giudizio elevatissimo, il più alto di tutti, ovvero Aaa/AAA. Ciò implica che il grado di rischio delle sue obbligazioni è praticamente nullo, in quanto conserverebbe anche in caso di difficoltà la sua capacità di onorare le scadenze, essendo un ente, i cui azionisti sono i governi europei. Non è un caso che anche dopo lo scoppio della crisi finanziaria, le obbligazioni Bei non hanno risentito negativamente, anzi sono diventate anche più pregiate agli occhi dell’investitore, in quanto considerate sicure.

Ha anche il pregio che i rendimenti sono tassate al 12,50%, similmente ai bond emessi dai governi, mentre per quelli maturati sulle obbligazioni private è prevista un’aliquota del 26% nel nostro paese. Ne consegue che, a parità di rendimento, le obbligazioni Bei sono preferibili a quelle emesse da un soggetto privato al netto del fattore rischio.

Esistono differenti tipi di obbligazioni Bei. Per iniziare, troviamo quelle a tasso fisso, ovvero con cedola predeterminata già all’atto dell’emissione del titolo. Tra tutte, sono quelle considerate meno rischiose, in quanto l’investitore conosce dall’acquisto del titolo quanto sarà l’ammontare del rendimento offerto.

Le obbligazioni Bei a tasso variabile, invece, prevedono che la cedola sia legata a un parametro di natura finanziaria, monetaria o all’andamento delle materie prime, per cui presentano una certa aleatorietà, in quanto non se ne può conoscere a priori il rendimento, che dipenderà dall’evoluzione dell’indice a cui la cedola è stata agganciata. All’interno di queste si hanno i bond legati all’inflazione, che offrono un rendimento minimo prefissato, al quale si somma la crescita dei prezzi del periodo registrata in un determinato stato o in un’area economica.

Troviamo poi le obbligazioni Bei senza cedola o zero coupon, che presentano la caratteristica di non staccare periodicamente alcuna cedola al risparmiatore. Il rendimento dell’operazione sarà dato, quindi, dalla differenza tra il prezzo finale di rimborso del titolo e quello di acquisto. Chiaramente, si tratta di investimenti a breve termine, altrimenti il risparmiatore non accetterebbe di restare a lungo senza ottenere alcuna remunerazione per la liquidità investita nell’operazione.

Le obbligazioni Bei strutturate sono quelle forse quelle più rischiose, in quanto il rendimento è legato a un certo parametro finanziario, come potrebbe essere il differenziale di rendimento tra due titoli con diversa scadenza e moltiplicato per un determinato coefficiente. Si consiglia di lasciare questi investimenti a persone con un profilo di rischio elevato e con una certa dose di conoscenze e professionalità.

Un altro tipo di obbligazioni emesse dalla Bei sono quelle in valuta straniera. Si tratta di bond di una delle categorie sopra citate, ma che sono denominate in una valuta differente da quella utilizzata dall’investitore, ad esempio, in dollari, yen, lire turche. Presentano il rischio cambio, nel senso che potrebbero provocare perdite in conto capitale, nel caso in cui la valuta nella quale abbiamo investito mostrasse all’atto del rimborso o della rivendita del titolo un cambio indebolito rispetto alla nostra valuta. Esempio: investiamo in un titolo a 10 anni in lire turche con cedola 10%. Rivendiamo dopo 2 anni il bond sul mercato secondario, ma la lira turca in quella data ha perso il 50% rispetto al giorno dell’investimento. Pertanto, o siamo costretti a rinviare l’operazione di rivendita per non incorrere nelle perdite, sempre che sia possibile o che non si tratti del rimborso a scadenza del bond, oppure dobbiamo sostenere una perdita potenzialmente anche abbastanza elevata.

Dunque le obbligazioni Bei non sono a rischio zero nel senso letterale del termine. Semmai, esso è tale con riguardo all’emittente, ma non anche agli altri fattori, sui quali incidono dinamiche di mercato.

Il consiglio è di cogliere con oculatezza le opportunità derivanti da questi bond. Se si desidera investire in obbligazioni in valuta straniera, il cui rendimento è mediamente più alto della media delle obbligazioni emesse nella nostra valuta, per esempio, bisogna prima valutare il trend del cambio fino alla scadenza o alla data presumibile della rivendita sul mercato secondario. Evidentemente, si deciderà di effettuare l’acquisto, solo se la suddetta valuta è attesa apprezzarsi contro la nostra. In ogni caso, poiché il forex è un mercato difficilmente perscrutabile nel medio e lungo termine, si consiglia di attenersi a scadenze brevi, magari non superiori ai quattro anni.