I CTz o Certificati del Tesoro zero coupon sono titoli di stato emessi dal Tesoro, di durata pari a 24 mesi e che presentano la caratteristica unica di essere al contempo bond pluriennali come i BTp e senza cedola come i BoT. Pertanto, il rendimento di queste obbligazioni di Stato è facilmente calcolabile come differenza tra il prezzo finale di rimborso e quello di acquisto o sottoscrizione, a sua volta rapportata al capitale investito e rapportata all’anno.

Non avendo cedole, infatti, l’investitore otterrà alla scadenza un capitale verosimilmente maggiore di quello investito e proprio tale differenza sarà pari al suo margine, tenuto conto della durata del CTz. Alle aste di apertura può essere modificata la scadenza, mentre bisogna tenere conto anche delle spese per il collocamento del titolo, pari allo 0,15% del capitale nominale dell’investimento, così come dell’aliquota fiscale del 12,50% applicata al rendimento, determinato come sopra indicato. Questa tassazione risulta agevolata rispetto all’aliquota del 26%, generalmente applicata agli altri strumenti finanziari. Ciò rende i CTz, così come gli altri titoli di stato, preferibili alle alternative di pari durata e rendimento lordo, senza considerare che, in qualità di debito sovrano, il rischio insolvenza è sostanzialmente quasi nullo.

Questi titoli vengono emessi dal Tesoro con cadenza mensile e generalmente acquistati più da investitori istituzionali, negli ultimi anni, a causa dei rendimenti molto bassi offerti, essendo la scadenza di breve durata. Si tenga conto che attualmente il rendimento di questi titoli è pari a qualche decimale di punto percentuale, che al netto delle imposte e delle commissioni, implicano un guadagno nullo o sostanzialmente nullo.

Come gli altri titoli di stato, anche i CTz sono quotati sul Mercato Telematico Obbligazionario, MOT, una volta emessi, in cui vengono negoziati, consentendo ai possessori di rivenderli ad altri privati prima della scadenza, approfittando magari di un rialzo dei prezzi, rispetto a quello di acquisto o sottoscrizione.

Potrebbe sorgere spontanea la domanda relativa al perché un investitore dovrebbe acquistare un titolo senza cedola e per di più pluriennale. In verità, come abbiamo detto, si tratta di scadenze comunque brevi, pari a 24 mesi, tali da non privare il risparmiatore di un flusso di reddito certo per un periodo prolungato.

In realtà, l’assenza di cedole può facilitare la gestione del risparmio, che diventa a volte complicata per un piccolo risparmiatore, il quale periodicamente sarebbe tenuto a decidersi su come impiegarle, una volta staccate, ovvero se reinvestirle o se usufruire della relativa liquidità.

Con i CTz, il problema non si pone, in quanto l’investitore attenderà la scadenza per ottenere l’intero rendimento o eventualmente rivenderà prima il titolo sul mercato secondario.

Certo, tali titoli presentano anche uno svantaggio, anche se più teorico che pratico, legato all’inflazione. Rispetto a un bond con cedola, infatti, privando l’investitore di un reddito fino alla scadenza, possono provocare una perdita a carico di quest’ultimo, nei periodi di alta crescita dei prezzi, in quanto ci si ritroverà alla scadenza con in mano un capitale nominale dal potere di acquisto inferiore a quello atteso verosimilmente all’atto di acquisto del bond. Pertanto, si consiglia di acquistare un CTz solo nelle fasi, in cui si prevede un calo dei tassi e/o dell’inflazione.

Trattandosi di bond a rischio quasi zero, i rendimenti sono generalmente molto bassi e non appetibili, per cui si configurano quali titolo poco adatti all’investimento del risparmio delle famiglie, ma semmai sono più idonei a garantire un impiego della liquidità alternativo alla detenzione del denaro in contante e infruttifero. Ad esempio, un rendimento medio offerto da un conto deposito batterebbe quello garantito da un CTz, ragione per cui le famiglie, ossia i piccoli risparmiatori, dovrebbero indirizzarsi verso alternative ugualmente sicure, ma più redditizie. Ricordiamo inoltre che i CTz possono essere acquistati con taglio minimo di 1000 euro o multipli di 1000.

Facciamo un esempio per capire come si determina il rendimento. Ipotizziamo che Tizio acquisti all’asta del Tesoro un CTz per 10.000 euro al prezzo di 95. Il titolo sarà rimborsato ovviamente a 100. Il rendimento sarà ricavabile dai seguenti calcoli, (100 – 95) / 95 = 5,26%. Tale risultato, espresso come 0,0526 e aggiunto a 1 da 1,0526. Esso dovrà essere elevato per 0,5, perché dobbiamo dividere l’unità per il numero di anni residui alla scadenza (2). Il risultato finale è pari a 1,026, ovvero il rendimento dell’investimento è il 2,6% annuo.

Quello trovato è il rendimento lordo. Per ottenere quello netto, bisognerà sottrarre al primo il 12,50%, ovvero bisogna moltiplicarlo per il rimanente 87,50% (0,8750), risultando 2,275%. Nemmeno questo sarà il rendimento netto effettivo, in quanto si dovranno tenere in considerazioni le commissioni bancarie e l’imposta gravante sul conto titoli, la cui apertura è obbligatoria per la compravendita di strumenti finanziari.

Si può capire come in una fase attuale di rendimenti molto bassi, si rischi persino di ottenere un rendimento netto negativo, cioè di rimetterci. Pertanto, potrebbero risultare poco idonei per investire in questo periodo i propri risparmi.