Le obbligazioni sono titoli di credito, emessi da società private, banche o organismi pubblici, che assegnano al possessore il diritto di riscuotere alla scadenza il capitale nominale indicato sul titolo medesimo. A differenza delle azioni, quindi, essi non rendono l’obbligazionista partecipe del capitale di rischio e, pertanto, sono anche considerati investimenti più sicuri. In inglese, questi titoli sono definiti bond, nome con cui sono spesso noti anche nel nostro paese.

Le obbligazioni possono essere negoziate sul cosiddetto mercato secondario o grigio, una volta emesse. Si tratta del mercato, in cui vengono scambiati titoli tra i privati, ossia tra chi intende rivenderli e chi vorrebbe acquistarli.

Le obbligazioni possono essere emesse sopra la pari, sotto la pari o alla pari. Nel primo caso, ciò significa che il loro prezzo di acquisto risulta inferiore a quello che sarà rimborsato alla scadenza, pari sempre al 100%. Se un’obbligazione è emessa, invece, sopra la pari, essa presenta un prezzo superiore a quello al quale sarà rimborsata alla scadenza. Infine, se viene emessa alla pari, il prezzo di emissione è pari a 100, ovvero a quello di rimborso.

In genere, questi titoli erogano periodicamente al possessore anche una cedola con cadenza semestrale, annuale, etc. Essa non è altro che l’interesse che l’emittente riconosce all’investitore. La cedola può essere fissa, ovvero in percentuale prefissata rispetto al capitale nominale di rimborso, oppure variabile, come nel caso di indicizzazioni, legate spesso all’inflazione, in modo da tutelare l’obbligazionista dall’aumento del costo della vita. In quest’ultimo caso, l’emittente riconosce all’emittente una cedola minima garantita, che si sommerà all’indice ufficiale di variazione del costo della vita in Italia o nell’Eurozona.

Non tutte le obbligazioni, però, prevedono lo stacco della cedola. Risulta essere il caso dei titoli a breve scadenza, come i Buoni ordinari del Tesoro, che hanno una durata non superiore all’anno. Ciò non significa che all’obbligazionista non sarà corrisposto alcun interesse, ma semplicemente che esso non assumerà le forme di una cedola o coupon. In queste situazioni, infatti, la remunerazione dell’investitore sta nella differenza tra il capitale rimborsato alla scadenza e quello investito. Esempio: compro un bond a 12 mesi a 99 e mi verrà rimborsato a 100. Il rendimento dell’investimento è pari a (100 – 99) / 99, ovvero la differenza positiva, rapportata al capitale investito. In pratica, le obbligazioni senza cedola sono emesse sopra la pari.

Da quanto appena detto, si ha che cedola e rendimento non sono sinonimi, ma coincidono solo nel caso di emissioni alla pari. Infatti, il rendimento di un bond è dato dalla somma tra la cedola su base annua riconosciuta all’obbligazionista e la differenza tra il prezzo di rimborso/rivendita e quello di acquisto/emissione.

Facciamo 2 esempi per capire di cosa parliamo: acquisto un bond quinquennale con cedola 3,50%, emesso dalla società X a 95. Il titolo è stato emesso sotto la pari. Il rendimento sarà, dunque, pari a 3,5% + (100 – 95) /5 * 1/0,95 = 4,55%.

Oltre alla cedola, infatti, bisogna considerare che alla scadenza otterrò un capitale maggiore di quello investito. Tale differenza dovrà essere suddivisa per il numero di anni di durata del bond e la percentuale ottenuta sommata alla cedola.

Passiamo adesso a verificare cosa accade con un titolo emesso sopra la pari. Ipotizziamo di acquistare un bond con durata 5 anni e cedola al 3,50%, ma al prezzo di 105. A differenza del caso precedentemente illustrato, qui il titolo è stato emesso sopra la pari. Pertanto, il rendimento è dato da: 3,50% + (100 – 105) /5*1/0,95 =2,44%. In pratica, qui la differenza tra prezzo di rimborso e quello di acquisto del titolo va sottratta dal valore percentuale della cedola, perché alla scadenza mi verrà rimborsato un valore inferiore a quanto ho investito.

Il prezzo di un’obbligazione lo determina il mercato, sia quello primario, ossia all’atto dell’emissione del titolo, sia quello secondario. Spesso, una società privata o un governo emette volutamente un titolo sotto la pari, in modo da attirare capitali, senza corrispondere cedole elevate periodicamente. Al contrario, quando i capitali affluiscono abbondanti, il prezzo tende ad elevarsi anche sopra la pari, abbassando il valore percentuale della cedola, nel senso che il rendimento lordo complessivo sarà ad essa inferiore.

Le obbligazioni indicizzate all’inflazione sono spesso indicative delle attese del mercato sulla crescita dei prezzi. In genere, questi titoli tendono ad essere più appetibili, quando l’inflazione attesa in un paese cresce, perché più investitori si riparano dal caro vita, mentre perdono d’interesse, quando lo scenario dei prezzi è stabile o calante.

Le cedole delle obbligazioni sono indicate al loro valore lordo. Quello netto si desume, applicandovi l’aliquota del 26% relativa alla tassazione, ma bisogna tenere conto anche delle commissioni trattenute dall’intermediario bancario e dell’imposta di bollo sul conto titoli, necessario per l’acquisto di prodotti finanziari. Si noti, infine, che i rendimenti dei titoli di stato vengono tassati all’aliquota agevolata del 12,50%, per cui risultano più appetibili, a parità di rendimento.