I BTp o Buoni del Tesoro poliennali sono titoli di stato italiani, emessi con scadenza superiore all’anno. Si tratta di bond governativi con cedola fissa o variabile, a seconda dei casi, come vedremo. Il Tesoro li emette all’asta a un prezzo che si determina dall’incontro con la domanda, ovvero delle richieste degli investitori istituzionali per proprio conto o per conto dei clienti. Le aste si tengono in Italia a scadenze regolari e ciò agevola il piazzamento dei titoli sul mercato.

Le emissioni possono avvenire alla pari, sopra la pari o sotto la pari. Nel primo caso, sI intende che i BTp sono offerti a un prezzo pari a quello di rimborso alla scadenza, ovvero al 100%. Nel caso di un BTp emesso sopra la pari, invece, esso viene offerto e acquistato dall’investitore a un prezzo superiore a quello a cui sarà rimborsato alla scadenza e ciò implica che il rendimento effettivo dell’operazione è inferiore alla cedola su base annua. I BTp emessi sotto la pari, invece, vengono acquistati all’asta a un prezzo più basso del 100% rimborsato alla scadenza, per cui il rendimento dell’investimento è superiore alla cedola annua staccata.

Questa può essere fissa, come dicevamo, o variabile. Per cedola fissa si intende che già all’atto dell’emissione, l’investitore conosce il tasso offerto su base annua dal titolo fino alla scadenza. Esso non deve rimanere necessariamente lo stesso per l’intera durata del finanziamento. Per esempio, i BTp step up sono quei bond, che offrono all’investitore una cedola prefissata, ma crescente lungo l’arco di durata del titolo. La cedola si considera ugualmente fissa, in questo caso, perché il suo valore percentuale, in relazione al valore nominale del bond, è noto dall’inizio. Lo stesso dicasi per i BTp step down, la cui cedola viceversa si riduce, fermo restando che chi acquista il bond sa sin dall’inizio quando e in che misura varierà.

La cedola si considera variabile, invece, quando aumenta o diminuisce sulla base di un indice al quale essa è agganciata. I BTp a cedola variabile sono tipicamente legati all’inflazione, italiana o dell’Eurozona. Essi offrono una cedola minima garantita, alla quale si somma l’inflazione di riferimento del periodo. In periodi di eventuale deflazione, tuttavia, ovvero di calo generalizzato dei prezzi al consumo, inflazione negativa, la cedola minima non viene intaccata.

Una volta emessi, i BTp possono essere negoziati sul Mercato obbligazionario telematico, Mot, nel quale possono essere acquistati e venduti da e ad altri privati, chiaramente in base al prezzo che di volta in volta sarà fissato dalle regole note della domanda e dell’offerta. Pertanto, l’andamento dei prezzi e dei correlati rendimenti dei BTp sul mercato secondario per ciascuna scadenza fornisce al Tesoro un’idea preziosa sui livelli dei costi di emissione a cui andrà incontro con l’offerta di nuovi titoli.

I rendimenti dei BTp prevedono una tassazione del 12,50%, una percentuale inferiore alla metà del 26% dovuto sulle altre rendite finanziarie. Ciò significa che, a parità di rendimento e di scadenza residua, i BTp sono più convenienti degli altri bond, tralasciando anche il fatto che si tratti di titoli praticamente a rischio zero.

La tassazione dei rendimenti non è l’unico costo che l’investitore dovrà sostenere. Per acquistare un BTp, infatti, è necessaria la mediazione di un intermediario finanziario, che ovviamente graverà l’operazione di una certa commissione, espressa in percentuale del valore dell’acquisto, ma magari prevedendo un costo minimo. Inoltre, è necessario aprire un conto titoli, sul quale dovranno transitare tutte le operazioni afferenti la compravendita di strumenti finanziari. Questo comporta il pagamento di un’imposta di bollo.

C’è un BTp che non necessita, però, di alcuna mediazione, potendo anche essere acquistato direttamente dal piccolo risparmiatore. Risulta essere il BTp Italia, sbarcato sul mercato per la prima volta nel 2012 e che ha riscosso un notevole successo. Si tratta di un bond retail, pensato per le famiglie, che possono acquistarlo all’atto dell’emissione anche online, qualora avessero un conto corrente abilitato al trading. Il Tesoro comunica prima dell’asta, la cui durata è di alcuni giorni, la cedola minima garantita, alla quale si sommerà l’inflazione del semestre, secondo l’indice Foi. Chi acquista il titolo all’emissione e lo detiene fino alla scadenza otterrà anche un rendimento premio, pari ad oggi allo 0,4% del capitale nominale. Pensato inizialmente per il piccolo risparmiatore, il loro gradimento è stato tale, che alle ultime aste il Tesoro ha aperto una sezione specifica per gli investitori istituzionali. A differenza delle consuete aste, dove i BTp sono offerti per un importo contenuto all’interno di un range prefissato dal Tesoro stesso, i BTp Italia sono piazzati secondo la tecnica a rubinetto, ossia soddisfacendo la domanda anche illimitatamente, sebbene sia possibile per il Tesoro chiudere in anticipo l’asta. La durata dei BTp Italia emessi è stata a oggi di 4 e 6 anni.

Attualmente, i BTp sono poco o per nulla appetibili, offrendo rendimenti bassissimi, che tenendo conto dei costi sopra citati, potrebbero persino rivelarsi negativi. Si pensi che a fine 2015, un BTp con scadenza residua di 10 anni rende appena l’1,5%, mentre un titolo di due anni appena sopra lo zero.