I Buoni ordinari del Tesoro, BoT, sono titoli del debito pubblico emessi dal governo italiano e che presentano una durata non superiore ai 12 mesi. In genere, i BoT più brevi hanno una durata di 3 mesi. Di fatto, si tratta di titoli corrispondenti a quelli che nella terminologia anglosassone sono definiti bill, ovvero bond senza cedola e di breve durata.

La caratteristica essenziale di questi titoli di stato consiste nel non erogare al possessore alcuna cedola durante la durata del rapporto obbligazionario con il Tesoro. Ciò è dovuto al fatto che, essendo titoli dalla durata breve, l’investitore potrà attendere benissimo la scadenza per ottenere il rendimento, che sarà determinabile quale differenza tra il prezzo di rimborso e quello di acquisto o di sottoscrizione, rapportato a quest’ultimo e in ragione dell’anno. Il Tesoro emette i BoT a un prezzo inferiore a quello rimborsato alla scadenza, per cui l’investitore otterrà alla fine del rapporto un capitale superiore a quello investito. La differenza è proprio il rendimento dell’operazione.

Attenzione, non è affatto detto che il prezzo di emissione dei BoT sia inferiore a quello di rimborso, perché esso è determinato dal rapporto tra domanda e offerta. Risulta essere accaduto, infatti, che all’asta di fine ottobre dei titoli a 6 mesi, il rendimento lordo esitato dall’emissione sia stato negativo per la prima volta nella storia di questi bond. Ciò, in conseguenza dell’elevata domanda, in seguito agli acquisti che la BCE ha annunciato che potrebbe aumentare per le scadenze superiori ai 2 anni. Il mercato è stato, quindi, indotto ad acquistare una maggiore quantità di BoT e da qui un prezzo di emissione superiore a quello di rimborso.

Formalmente, il prezzo finale sarà pari a 100, mentre varia quello di sottoscrizione dei titoli. I BoT possono essere acquistati con taglio minimo di 1000 euro o multipli di esso. Per farlo, bisogna aprire un conto titoli presso un intermediario finanziario, che nella stragrande maggioranza dei casi è una banca.

La differenza tra il prezzo di rimborso e quello di sottoscrizione è tassata con aliquota del 12,50%, che è una tassazione agevolata, rispetto a quella prevista per i rendimenti finanziari di altra natura. Ciò rende i titoli di stato, indifferentemente dalla scadenza, più allettanti per l’investitore, a parità di rendimento e scadenza residua dei bond, senza tenere conto che i BoT siano anche titoli a rischio sostanzialmente zero, in quanto garantiti dallo stato.

Detto ciò, i BoT da anni non sono più un investimento consigliabile per le famiglie italiane, a causa dei rendimenti attesi quasi nulli. Con l’eccezione della fase più acuta della crisi del debito sovrano, quando esplosero persino i rendimenti dei titoli di durata minore, tanto che i semestrali raggiunsero l’apice del 6,4% in era euro, i margini sono essenzialmente prossimi allo zero da molto tempo. In pratica, in questo periodo non si va oltre qualche decimale di punto per i titoli a un anno, ovvero non si guadagna alcunché dall’acquisto dei BoT.

Ma allora perché investirvi. Due potrebbero essere le ragioni, o una famiglia compra BoT quale alternativa alla detenzione del contante o si tratta di istituzioni finanziarie, come banche e compagnie assicurative o fondi, che vedono in essi un’opportunità di impiego di breve termine della liquidità in eccesso. Insomma, una pura alternativa a un costo.

Come per qualsiasi altro bond, anche i BoT sono negoziati sul Mercato Telematico Obbligazionario o MOT e, pertanto, possono essere rivenduti ad altri privati prima della scadenza. Ciò crea un’opportunità di guadagno per l’investitore, il quale potrebbe così approfittare di una fase rialzista dei prezzi per cedere i BoT a un valore superiore a quello pagato per acquistarli e magari anche più alto di quello a cui lo stato li rimborserebbe.

Facciamo un esempio, Tizio acquista un BoT a 3 mesi a un prezzo di 99. Ovviamente, il titolo sarà rimborsato alla scadenza a 100. Il rendimento dell’operazione è pari a: (100 – 99) / 99 = 1,01%. Questo risultato va elevato per 4, dato che in un anno ci stanno 4 volte 3 mesi, per cui si otterrà qualcosa appena superiore all’1%.

Si tratta, però, di un rendimento lordo, perché per ottenere il netto bisogna sottrarre la tassazione pari al 12,50%, mentre bisogna anche tenere conto dei costi legati alla detenzione del conto titoli, che sconta il pagamento di un’imposta di bollo, oltre che delle commissioni da pagare alla banca, che in qualità di intermediario finanziario graverà l’operazione di un certo costo.

Per questo, non sarebbe consigliabile investire in un BoT, perché esistono oggi strumenti finanziari più redditizi, per quanto lo stesso poco remunerativi, come i conti deposito delle banche, che garantiscono qualche decimale di punto in più di rendimento. Certo, formalmente i BoT sono a rischio quasi zero, un elemento che non si riscontra in alcun titolo offerto da società private, ma per il resto confermiamo che trattasi di titolo attualmente poco funzionali all’impiego del risparmio delle famiglie.