Le obbligazioni sono titoli di credito che assegnano al possessore il diritto di riscuotere alla scadenza il 100% del capitale nominale indicato sul contratto, oltre che le cedole periodiche pattuite in fase di emissione. In genere, la distinzione principale che si opera nel campo delle obbligazioni è tra quelle a tasso fisso e quelle a tasso variabile. Le prime sono bond con una cedola già nota in fase di emissione del titolo, mentre le seconde garantiscono semmai una cedola minima, agganciandola di volta in volta a un indice di natura finanziaria o economica prefissato, per esempio, all’inflazione.

Detto così, quindi, sembra che le obbligazioni a tasso fisso prevedano una cedola immutabile nel tempo. Vedremo adesso, invece, che il significato è leggermente più complesso. Per tasso fisso, infatti, si intende che il valore percentuale della cedola è noto a partire dalla sua emissione, ma esso potrebbe variare nel tempo. Se la variazione è fissata in aumento, siamo in presenza di un’obbligazione step up, che in inglese significa letteralmente passo verso l’alto. Se la variazione è fissata in calo, si tratta di un’obbligazione step down.

Facciamo un esempio, una società privata emette un’obbligazione a 10 anni alla pari e con cedola iniziale del 3% per i primi 5 anni e del 5% per i successivi 5 anni. Siamo chiaramente in presenza di un bond step up, perché il titolo assicura rendimenti crescenti, ma conserva le caratteristiche di un’obbligazione a tasso fisso, dato che il valore percentuale della cedola è noto sin dall’inizio e relativamente all’intera durata del contratto.

Se nell’esempio precedente, invece che salire dal 3% al 5%, la cedola fosse tagliata, per ipotesi, al 2% nel secondo quinquennio, l’obbligazione sarebbe del tipo step down.

Ci si potrebbe chiedere per quale motivo si emettano titoli con cedole variabili e prefissate. La risposta sta nella volontà dell’emittente di allettare la domanda, in attesa di variazioni del mercato nell’arco della durata del contratto obbligazionario. Poniamo, per esempio, che ci si attenda entro la scadenza del titolo un aumento dei tassi di mercato. A questo punto, chi emette il bond potrebbe trovare conveniente offrire una cedola inferiore e in linea con le condizioni attuali del mercato all’inizio, per aumentarla successivamente, quando i tassi concorrenti tenderebbero a crescere.

Al contrario, se ci si attende un calo dei tassi di mercato, si potrebbe inizialmente offrire una cedola più elevata e sempre in linea con le condizioni attuali, per tagliarla successivamente, restando in linea con i rendimenti degli emittenti concorrenti e omologhi per tipologia e grado di rischio.

Per il resto, le obbligazioni step up e step down presentano le medesime caratteristiche degli altri bond. Bisogna, anzitutto, distinguere tra cedola e rendimento, visto che le due espressioni non sono effettivamente uguali di significato. La cedola è il tasso offerto periodicamente all’obbligazionista, calcolata in termini percentuali sul capitale nominale rimborsato alla scadenza. Il rendimento include anche la differenza tra il prezzo rimborsato e quello di acquisto o emissione, suddivisa per il numero degli anni intercorrenti.

Infatti, le obbligazioni possono essere emesse allo stesso prezzo al quale saranno rimborsate alla scadenza, per cui l’investitore paga per il loro acquisto esattamente quanto gli verrà dato come capitale al termine del contratto. Il suo rendimento coincide, in questo caso, con la cedola staccata periodicamente. In questo caso, il titolo si dice che sia emesso alla pari.

Ma le obbligazioni potrebbero essere emesse anche a un prezzo inferiore a quello di rimborso, per cui l’investitore paga per il loro acquisto meno del capitale che gli verrà rimborsato. Tale differenza rappresenta per lui un vantaggio, che sommato alla cedola, gli offrirà un rendimento complessivo superiore. In questo caso, il titolo viene emesso sotto la pari.

Infine, se il bond viene emesso sopra la pari, ossia a un prezzo superiore a quello di rimborso, significa che all’investitore viene garantito alla scadenza un rimborso del capitale inferiore a quello investito, per cui tale differenza decurterà in valore percentuale quello della cedola per ottenere il rendimento.

Vediamo chi decide il rendimento di un bond. Si direbbe l’emittente, ma se così fosse, egli offrirebbe il minimo possibile, non trovando, però, una domanda sufficiente disponibile. Pertanto, sono le condizioni del mercato a determinare il rendimento di un’emissione obbligazionaria. Visto che queste mutano nel tempo ed essendo la cedola già stata fissata lungo l’arco della durata del bond, nel caso di un’obbligazione a tasso fisso, o essendo essa legata a indici prestabiliti, a muoversi saranno i prezzi dei titoli già emessi, che permetteranno così di aggiornare di continuo il rendimento.

Una volta emesse, le obbligazioni sono negoziate quotidianamente sul MoT, il Mercato obbligazionario Telematico, che funziona da incontro tra domanda e offerta e grazie alla Cassa di compensazione permette di minimizzare i rischi contrattuali, oltre che di avere in tempo reale gli aggiornamenti delle variazioni dei prezzi e dei rendimenti di ciascun titolo quotato e negoziato.