Le obbligazioni plain vanilla sono titoli emessi da enti pubblici nazionali, sovranazionali e società private quotate. Essi assegnano al possessore il diritto di riscuotere il 100% del valore nominale indicato e gli interessi cedolari periodici. Essi, una volta emessi, possono essere negoziati sul mercato secondario, dove verranno scambiati tra soggetti privati. In Italia, ciò avviene sul MOT, Mercato Obbligazionario Telematico, o attraverso il canale TLX, dalle ore 9.00 alle ore 17.30 o fino alle 18.00 sul TLX.

Il rendimento delle obbligazioni plain vanilla non coincide, se non sporadicamente, con la cedola annuale. Bisogna tenere conto, infatti, anche della differenza tra il prezzo di emissione o di acquisto sul secondario e quello di rimborso alla scadenza. Se il primo è superiore al secondo o sopra la pari, il rendimento risulterà inferiore alla cedola annuale, visto che l’investitore avrà comprato il titolo a un prezzo superiore a quello che gli verrà pagato alla scadenza. Se il primo è inferiore al secondo o sotto la pari, invece, il rendimento obbligazionario sarà superiore alla cedola, ovvero l’investitore otterrà alla scadenza un pagamento superiore al prezzo pagato. Questo differenziale di prezzo va rapportato alla cifra investita e suddiviso per il numero degli anni che separano dalla scadenza, oltre che sommato alla cedola per ottenere il rendimento lordo. Infine, se l’emissione avviene alla pari, il rendimento coincide con il tasso cedolare offerto.

L’emissione sopra, sotto o alla pari di un bond avviene sulla base delle condizioni del mercato. Se la cedola già fissata per la serie delle emissioni obbligazionarie risulta, allo stato attuale, decisamente generosa, l’ente pubblico o la società privata potrà permettersi di chiedere il pagamento di un prezzo più alto di quello che verrà rimborsato alla scadenza. Al contrario, dovrà collocare i titoli a sconto rispetto al valore nominale, in modo da attirare i capitali. In un certo senso, possiamo affermare, quindi, che cedole alte consentono all’emittente di incassare subito liquidità elevata.

Questo si muove sulla base della solidità del rating dell’emittente. Più esso è elevato e maggiormente affidabile viene giudicato il debitore, con la conseguenza che il rischio di credito atteso risulti più basso e, quindi, anche il rendimento richiesto dal mercato sarà contenuto. Al contrario, quando un emittente pubblico o privato gode di un rating basso, al mercato viene segnalato un elevato grado di rischio, per cui gli investitori pretenderanno rendimenti più elevati per acquistare tali obbligazioni all’atto della loro emissione o sul mercato secondario.

Le obbligazioni plain vanilla possono staccare una cedola periodica fissa o variabile. In questo secondo caso, significa che il tasso d’interesse viene agganciato a un indice prefissato, come potrebbe essere il tasso d’inflazione, come da rilevazione ufficiale dell’Istat, ma anche un indice azionario. Di solito, viene garantito un tasso minimo, in modo da attirare capitali. Nel caso di aggancio all’inflazione, per esempio, si prevede spesso una clausola di salvaguardia del potere di acquisto per i casi di decrescita dei prezzi. Ciò sprona il mercato a investire in queste obbligazioni con cedola variabile anche nelle fasi avverse dell’economia.

Un altro aspetto da tenere in considerazione all’atto dell’investimento è anche la valuta di emissione del titolo. Se essa è diversa dalla nostra, bisogna valutare se alla data di scadenza o di rivendita dell’obbligazione, il cambio è andato nella direzione a noi favorevole. Se, per ipotesi, abbiamo acquistato alla pari un bond a 5 anni emesso nella divisa americana per 10.000 dollari e a un tasso di cambio di 1,20 contro l’euro, significa che abbiamo speso 8.333 euro. Se alla scadenza, il cambio si è portato a 1,35, significa che i 10.000 dollari ci varranno solo 7.407 euro, ovvero abbiamo perso circa 926 dollari, pari a oltre l’11% dell’investimento iniziale.

I titoli legati all’inflazione ci aiutano a capire quali siano le aspettative del mercato con riguardo alla crescita dei prezzi nel medio e lungo termine. Basta confrontare il rendimento esitato dal bond con cedola variabile con quello a cedola fissa, se con scadenze omologhe o molto simili e dello stesso soggetto emittente. Se, per esempio, il Tesoro italiano emettesse un BTp a 5 anni con cedola fissa e al rendimento medio annuo lordo dello 0,5% e sul mercato secondario un BTp con cedola fissa di uguale o simile durata rende l’1,8%, significa che per il mercato entrambi i titoli sarebbero equivalenti per un’inflazione media annua nel quinquennio dell’1,3% Tale differenziale è anche noto come break even.