Le obbligazioni high yield sono letteralmente quelle a alto rendimento, ovvero che tra prezzo di acquisto e cedola rendono all’investitore più della media del mercato. Formalmente, parliamo di obbligazioni high yield, quando la società o l’ente emittente goda di un rating da parte delle agenzie di valutazione pari a BB o di grado inferiore.

Le agenzie di rating assegnano al debito emesso dalle società o banche private e dagli enti governativi un giudizio. Quanto più basso esso è, più alto è considerato il rischio default dell’emittente. Infatti, le obbligazioni sono soggette al rischio di fallimento del debitore, mentre per il resto sono titoli di credito, che a differenza delle azioni, prevedono il rimborso alla scadenza del valore nominale indicato all’atto dell’emissione. Tuttavia, se il debitore fallisce, il rischio di non potere riscuotere l’intero capitale è alto.

Il premio al rischio è dato da un rendimento extra, rispetto a quello offerto dalle società o dagli enti pubblici considerati più sicuri. Cedole alte, quindi, sono sinonimo di rischio alto. Ricordiamo che il rendimento di un’obbligazione, però, non è dato solo dalla cedola, ma anche dalla differenza tra il valore di rimborso del titolo e il prezzo pagato per l’acquisto.

In definitiva, quando parliamo di obbligazioni ad alto rendimento, ci riferiamo a quelle emesse da soggetti considerati poco affidabili e che presentano un elevato rischio default. Il mercato dei bond high yield è diventato sempre più importante negli ultimi anni, in seguito al tracollo dei rendimenti di mercato. Infatti, gli investitori si sono sempre più spostati verso strumenti finanziari più rischiosi, pur di ottenere una remunerazione adeguata.

Un caso esemplare di obbligazioni high yield sono quelle emesse da numerose compagnie petrolifere americane. Parliamo di centinaia di miliardi di dollari, che garantiscono rendimenti ben più elevati della media del mercato, ma anche un rischio default notevole, ora che i tassi iniziano a volgere al rialzo per effetto della stretta monetaria attesa negli USA.

Ma fino a gran parte del 2014, le obbligazioni high yield delle società petrolifere USA sembravano un investimento imperdibile, per via dei bassi tassi di mercato e delle elevate quotazioni del petrolio. I primi garantivano alle compagnie di potersi rifinanziare a costi relativamente contenuti, le seconde assicuravano alti ricavi. In pochissimo tempo, la situazione si è capovolta: le quotazioni si sono più che dimezzate e i tassi tendono d’ora in poi a salire. Risultato: ricavi in calo e costi in aumento. Il rischio default di cui parlavamo potrebbe divenire realtà per diversi emittenti.

In realtà, quando si investe in un bond a alto rendimento, bisogna fare attenzione a un altro elemento, la durata del titolo. Si consiglia al piccolo risparmiatore, qualora lo desiderasse, di acquistare obbligazioni high yield per una frazione contenuta del proprio portafoglio e puntando su titoli con scadenza medio breve.

Questo, perché potreste correre il rischio di dovere fare a meno della liquidità investita fino alla scadenza dell’obbligazione, dato che il mercato di questi titoli non è molto liquido, nel senso che è caratterizzato generalmente da un’offerta in ingresso maggiore della domanda. Torniamo al caso dei bond emessi dalle compagnie petrolifere americane: fino ad oggi, queste continuano ad emettere bond in quantità notevole, più di quanto il mercato secondario non riesca ad assorbirne, a causa principalmente delle novità regolamentari introdotte dopo la crisi finanziaria del 2009, che disincentivano le banche, in particolare, dal detenere quote elevate di titoli a rischio.

Questa situazione ha portato a uno stato di scarse transazioni sul mercato secondario, quello in cui si negoziano tra gli investitori privati i titoli già emessi.

Il rischio è, quindi, che acquistando obbligazioni a lungo termine, non riuscendole a vendere prima della scadenza, il risparmiatore sia costretto a privarsi a lungo della liquidità. Inoltre, essendo un segmento di mercato tendenzialmente in peggioramento, i prezzi sono attesi in calo, quando anche si riuscisse a monetizzare, il titolo potrebbe dover essere venduto a prezzi inferiori a quelli di acquisto, subendosi così una potenziale minusvalenza.

Per contro, va detto, che le cedole più alte della media del mercato dovrebbero garantire all’investitore un flusso costante di incassi, che anche per i prossimi anni, nonostante il tendenziale rialzo dei tassi, dovrebbero essere superiori alla media di quanto offerto dal resto del mercato obbligazionario.

Per concludere, le obbligazioni ad alto rendimento possono rappresentare una buona fonte di diversificazione di un portafoglio di investimento, a patto che si punti su scadenze non lunghe e per una frazione non elevata dell’intero investimento. Inoltre, sarebbe consigliabile tenersi alla larga da quegli emittenti in settori attesi in affanno nel prossimo futuro, dove evidentemente si anniderebbero le maggiori probabilità di default. Come sempre, occhio alla valuta in cui tali titolo sono denominati: scegliere opportunamente un cambio atteso in rafforzamento entro la scadenza.