Le obbligazioni a tasso fisso sono titoli di credito che assegnano al possessore il diritto di riscuotere alla scadenza pattuita il 100% del capitale nominale indicato all’atto dell’emissione e di godere di cedole periodiche, che garantiscono l’erogazione di un flusso costante di reddito, in attesa del rimborso finale. In genere, la cedola viene corrisposta all’obbligazionista ogni 6 mesi o ogni anno. Per un bond a tasso fisso, essa è pari a una frazione percentuale del valore nominale del titolo emesso.

Facciamo un esempio, acquisto in data 15/05/2015 un’obbligazione con scadenza 15/05/2025, emessa dalla società X con cedola annua 3,75%. Se l’acquisto riguarda 10 titoli dal valore nominale cadauno di 10.000 euro, significa che ogni anno avrà diritto a percepire alla data indicata sul contratto per la riscossione 375 euro per ciascuno, ovvero 3.750 euro in tutto per i 10 titoli acquistati.

La cedola non esaurisce il rendimento dell’obbligazione. Vi coincide solo quando il titolo è acquistato all’atto della sua emissione o sul mercato secondario al valore nominale di rimborso, ovvero al 100%. Poniamo, infatti, di acquistare un’obbligazione a un prezzo inferiore a quello che ci sarà rimborsato alla scadenza. La differenza, suddivisa per il numero di anni che ci separano dalla data del rimborso, equivale a una percentuale aggiuntiva di rendimento, che sommata alla cedola annualmente staccata forma il rendimento complessivo del bond.

Viceversa, se l’obbligazione viene acquistata a un prezzo superiore a quello al quale sarà rimborsato alla scadenza, tale differenza, sempre suddivisa per il numero degli anni che ci separa alla data del rimborso, andrà ad essere sottratta dal valore percentuale su base annua della cedola, in quanto rappresenta un plus che l’investitore paga per acquistare il bond.

Nel caso in cui l’obbligazione viene acquistata esattamente al prezzo di rimborso finale, si considera emessa alla pari. Se presenta un prezzo inferiore a quello di rimborso, sarà considerata emessa sotto la pari, mentre se presenta un prezzo superiore a quello di rimborso, si dice che sia stata emessa sopra la pari.

Risulta essere evidente che l’investitore preferirebbe sempre acquistare il titolo sotto la pari, anche se spesso trova ugualmente conveniente farlo sopra la pari, a seconda delle condizioni complessivamente offerte dal bond, in relazione a quelle generali del mercato.

Per adessoi abbiamo ipotizzato che l’investitore acquisti l’obbligazione a tasso fisso solo all’atto della sua emissione. Nella pratica quotidiana, avviene con maggiore frequenza che la compravendita avvenga non tra il soggetto emittente e l’investitore, ma  tra privati. Ciò, perché l’obbligazione può essere rivenduta anche immediatamente dopo l’emissione sul mercato secondario, ovvero ad altri privati, che a loro volta possono vendere ad altri. In Italia, tale meccanismo si realizza sul Mercato obbligazionario telematico.

Il prezzo di acquisto del titolo dipende dalle condizioni del mercato, ovvero dal rapporto tra domanda e offerta, del tutto similmente a quanto accade con qualsiasi altro bene o titolo di natura finanziaria, azioni comprese.

Visto che le cedole sono qui fisse, le obbligazioni tendono a diventare relativamente più allettanti, quando il tasso d’inflazione attesa in un paese diminuisce. Ovvio che sia così, dato che ciò significa che la cedola, in termini reali, varrà di più. Viceversa, le obbligazioni a tasso fisso sono meno appetibili nelle fasi di crescita dell’inflazione attesa, o meglio, quando si surriscaldano le aspettative d’inflazione, come si dice in gergo.

Nel primo caso, allora, assisteremo a un aumento del prezzo dei bond sul mercato secondario, mentre nel secondo a un suo calo.

Un altro elemento che induce i prezzi delle obbligazioni a muoversi in un senso o nell’altro è la propensione al rischio degli investitori. Più essi sono propensi a rischiare, minore sarà la domanda per i bond, per cui i loro prezzi diminuiscono. Viceversa, se per qualsiasi ragione si registrasse una riduzione della propensione al rischio, la domanda di titoli obbligazionari salirebbe e con essa i prezzi sul mercato secondario o anche all’emissione.

Da quanto detto sinora si ha che i rendimenti, da non confondere con la cedola fissa, di un’obbligazione sono correlati negativamente ai prezzi. Più sono alti i prezzi dei bond, minori saranno i rendimenti offerti. Più bassi saranno i prezzi delle obbligazioni, maggiori i loro rendimenti.

Le obbligazioni a tasso fisso non implicano necessariamente che la cedola rimarrà costante lungo l’intera durata del titolo, perché in alcuni casi essa può variare, anche se è nota in anticipo la sua percentuale in rapporto al valore nominale dell’obbligazione. Esempio, obbligazione X cedola 3,75%, step-up quinquennale. Ciò significa che dopo 5 anni, la cedola subirà un aumento percentuale di un valore predeterminato. In modo simile, le obbligazioni step down implicano una variazione al ribasso della cedola, ma fermo restando che all’atto dell’emissione è reso noto quale sarà l’esatto andamento nell’arco degli anni e fino al rimborso.

Dunque, un’obbligazione a tasso fisso può anche prevedere una cedola variabile, sempre che si sappia dall’inizio quale sarà il valore percentuale di questa per ogni anno.